il caso riesce a creare molto di più di quanto possiamo immaginare - la necessità farà il resto - a Noi, il privilegio di vivere il meraviglioso

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Eccomi

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venerdì, 29 maggio 2009
uno sfogo come tanti

Che poi, non lo sai da che parte stai.
Ti vengono in mente cose vecchie, di quando, da adolescente, frequentavi quel che c'era, perché bisognava accontentarsi. E quel che c'era era anche gente che si riempiva tanto la bocca di assistenza ai più deboli, messaggio di cristo, varie ed eventuali, e andava a portare la spesa una volta e a far compagnia a qualche vecchietta sola. Poi però, a casa sua, mandava al diavolo la nonna che s'era sbrodolata il caffè addosso.
Succedevano queste cose, e la sottoscritta segnava crocioni su tizio e su caio, e dal giorno dopo li guardava tutti storti, anzi, neanche. Non li guardava più proprio, e quelli saranno ancor lì a chiedersi perché. O forse no. Erano così convinti di essere nel giusto, figuriamoci se si ricordano di me.
Poi si cresce, si frequenta, si gira, si vede, e si scopre che son tutti uguali tutti tutti.
Che si dicano rossi neri o verdi, bianchi papalini o cheguevaristi indefessi, se c'è qualcosa che gli sta tra i coglioni la reazione è sempre la stessa.

E normalmente ciò che gli sta tra i coglioni è ciò che non capiscono, e che potrebbero capire anche solo facendo una domanda, ma non la fanno.
Fuggono.

Cioè, io lo capisco che non è facile. Non è facile capire il disabile e la sua testa, e forse è ancora più difficile capire la testa di chi col disabile ci vive. Mica si chiede di immedesimarsi, per carità. E' che uno ci resta un po' male quando si accorge che la gente prima ti guarda come un fenomeno da baraccone, poi ti evita perché non ha voglia di sforzarsi di capire.
Di uscire dal mucchio.

Allora è più facile impegnarsi in battaglie senza nome per ideali senza faccia.
Ma quando ci picchi il capo, come ti senti una merda, vero?

Io smisi di frequentare le parrocchie (bianche, rosse, nere, verdi, e arcobaleno) più o meno a quindici anni, il mio mito è sempre stato il gatto che camminava da solo.
Si vede che mi sono predestinata.

Un solo consiglio, a chi passasse di qua domani, o fra X anni:
provate a guardare più vicino a voi, lasciate perdere i grandi temi di rilevanza mondiale.
Un anziano su una panchina, un uomo stroncato a metà nel pieno della maturità, una sedia a rotelle su una salita, una donna anziana con un risma di acqua, un cane dietro un angolo, un micio in mezzo alla strada.

Quel gesto non avrà prezzo. L'hai fatto a te stesso. Anche - e soprattutto - se nessuno ti ha visto.
 

Postato da: squitto a 00:35 | link | commenti (19) | commenti (19) (popup)|

esperienze, sfoghi, dedicato a, chifadasefapertre

sabato, 09 maggio 2009
Facciamo un giochino? :)

Copincollo da La dama del lago (con qualche personale aggiustamento):
Si tratta di un PIF (Pay-in-Forward):

1) Le prime tre persone che lasceranno un commento a questo post riceveranno, entro i prossimi 365 giorni,  un regalino fatto dalle mie manine sante (che, al 99,99% sarà probabilmente un gatto dipinto a mano su stoffa)

2) In cambio dovranno a loro volta lanciare un PIF sul proprio blog (altrimenti nisba)


3) I miei regalini verranno spediti solo ed esclusivamente dopo che le persone che si sono prese l'impegno avranno lanciato il PIF sul proprio blog riportando queste regole.

E aggiungo anch'io la quarta regola, perché per me la reciprocità è sacra... :)

4) Le prime tre persone che lasceranno un commento (oltre a realizzare il regalino per le altre tre che a loro volta commenteranno sui loro blog) ne spediranno uno anche a me - in modo da creare l'uguaglianza "quattro ne spedisco, quattro ne ricevo".

Mi sembra tutto sufficientemente chiaro, no?
:)))

(PS: prego avvertite quando propagate 'sto PIF, perché magari non lo fate subito e non si sa mai mi sfuggisse) 

Postato da: squitto a 22:53 | link | commenti (14) | commenti (14) (popup)|

mercoledì, 06 maggio 2009
Ma ve ne può fregà di meno?

Comunque aggiorno (e spiego).
Innanzitutto il post precedente non significava che sono in cura con psicofarmaci per qualche non meglio precisata turba del - genericamente inteso - contenuto cranico, come temo si sia frainteso.
Non significava neanche che il qui presente genio deve tutta la sua genialità alle crisi emicraniche le quali, tutt'al più, potrebbero rendermi prolifica serial killer, e non certo niente altro...

No. Il post precedente intendeva dire che avevo intrapreso una cura profilattica per l'emicrania, che consiste(va) in un farmaco (serotoninergico) a dosi MINIMALI (e ripeto MINIMALI, cioè insufficienti ad avere effetto antidepressivo). Ogni effetto collaterale avrebbe dovuto presentarsi quindi in modo poco più che impercettibile... e meno male!!!

Il post attuale intende invece dire che la cura di cui sopra è interrotta (e non di testa mia, ma di concerto con il medico che l'aveva prescritta) perché (LO DICEVO IO) dava degli effetti esagerati, non spiegabili a fronte dell'esiguità della dose, e che riprenderà fra qualche tempo con dosi riaggiustate verso il basso, sperando che siano comunque sufficienti allo scopo che ci stiamo prefiggendo... e cioè sconfiggere il demone dell'emicrania.

In pratica: pur assumendo una dose minimale avevo gli effetti della dose "normale".
A partire da una sedazione assurda (e ripeto: ingiustificata a quelle dosi), passando per una fastidiosissima dolorabilità muscolare (come quando si ha la febbre, per capirsi), per finire a questa: a quelle dosi, il farmaco non avrebbe dovuto dare alcun effetto sull'appetito, ma, tutt'al più, aumentarlo. Di conseguenza è un farmaco che dà aumento di peso.
Io ho perso due chili.

Mah.

Tutto da rifare... ma dite che forse dovevo dirglielo, allo psichiatra, che a me il caffé dopo pranzo fa venire un sonno tremendo?

Postato da: squitto a 23:50 | link | commenti (12) | commenti (12) (popup)|

esperienze

martedì, 05 maggio 2009
Faccio uno sforzo...

... ma bisogna che questa cosa la scriva, anche se mi costa una fatica immane metter due parole l'una in fila all'altra, specie per un argomento un po' complesso come l'oggetto del post.

E' risaputo, per lo meno agli addetti ai lavori, il legame (o meglio, la base comune) che sottende ad alcune manifestazioni psicoorganiche, tipo emicrania, epilessia, disturbi dell'umore (in particolare, disturbo bipolare), alterazioni del ciclo sonno-veglia, ed altre.
Ciò vale a dire che - detta male, ma è per capirsi - emicrania, reminiscenze, manie sono tutte facce di una stessa medaglia, e che la coesistenza di tutti questi sintomi in un solo individuo portano ad un solo punto: le alterazioni nella concentrazione di serotonina cerebrale.

Ovviamente la spiegazione dettagliata di questa affermazione trascende dal luogo (questo post) e dal modo (una chiacchierata introduttiva), per cui la risparmio.

Quello che qui mi premeva dire, è che la cura che ho iniziato a titolo sperimentale consiste di un antidepressivo triciclico in dosi minimali, che però dovrebbero essere sufficienti a stabilizzare, a lungo termine, il tasso di serotonina.

Vale a dire che, se passa l'emicrania, spariscono anche tutte le altre facce della medaglia.

E siccome un basso livello di serotonina è anche implicato in un particolare stile di pensiero, più magico, più trascendente, più extrasensoriale e, in pratica, più sognatore e poetico, arrivo al dunque e finalmente dico ciò che avevo da dire:

'ste pasticchette non so se mi faranno passare il mal di testa, ma di certo mi stanno appiattendo, livellando al basso la mia forma mentale.

E non ho voglia di scrivere, ecco. Anche se, sono convinta, il mondo sopravviverà ugualmente.

Postato da: squitto a 12:34 | link | commenti (12) | commenti (12) (popup)|

esperienze, storiediordinariafollia

lunedì, 04 maggio 2009
oh, ma non va mai bene niente...

Informazione di servizio:
ho iniziato una cura che dovrebbe essere profilattica ed impedire gli attacchi di emicrania.
Diciamo che è una prova, e che è ancora presto per sapere se funziona.
Però è già abbastanza per dire che me sta a fà venì un sonno dell'accidente, e a malapena riesco a mettere due parole in fila.

Difatti volevo scrivere delle cose, ma arrivederci: mi pare un'impresa titanica.

Sempre sperando che il gioco valga la candela e casomai ancora qualcuno passasse di qua, ci si risente.

ZZZZZ

Postato da: squitto a 00:00 | link | commenti (5) | commenti (5) (popup)|

avvisiainaviganti

lunedì, 27 aprile 2009
Rieccomi

Rieccomi di nuovo on-line.

Il motivo dell'oscuramento è stato un post che avevo scritto qualche giorno fa (come testimoniato dalla data fasulla che compare qui, ma che dipende solo dal fatto che non ho cancellato il vecchio post, ma l'ho sovrascritto), post sul quale il giorno dopo ho riflettuto. Il post è stato on-line per una notte, e non so se qualcuno lo abbia letto. Fatto sta che poi mi sono presa una pausa per decidere se cancellarlo o meno, e siccome non ero sicura ho privatizzato temporaneamente il blog. Poi, nei giorni scorsi, ho avuto anche parecchie cose da fare, e non ho avuto tempo né voglia di prendere una decisione.
Ho deciso infine di cancellarlo, e semmai di riscriverlo in altri termini.

Tiremm' innanz'.

Tanto per chiarezza, sono le 19.10 di mercoledi 29 aprile.

Sono comunque certa che una mia lettrice (di cui non faccio il nome) farà senz'altro caso alla data e all'ora del post originario...

Postato da: squitto a 00:57 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)|

avvisiainaviganti

sabato, 25 aprile 2009
Briciole nietzschiane

Volevo scrivere di un po' di amarezza, e di tante parole rimaste in punta di penna, ma non per le solite questioni personali di cui sarete ormai ampiamente stufi.
Volevo farlo, ma non so se avrò le parole giuste, e i pensieri abbastanza lucidi per spiegar bene cosa intendo.
Il fatto è che non si possono toccare certi argomenti che ti danno tutti contro. Se intervieni su un argomento discostandoti dalla massa diventi il cattivo di turno e nessuno capisce ciò che dici, dato che tu parli alle menti, non alle pance.
Se ti accorgi che la valutazione di un evento viene fatta in modo emozionale, senza riflettere, e cerchi, con la necessaria freddezza, di analizzarlo obiettivamente, ecco che diventi cinico, insensibile, financo idiota e comunque cattivo, cattivissimo. Cioè, il mostro diventi tu.

Ho paura delle masse.
Io le ho sempre osservate, e le conosco, ma mi sono sempre tirata fuori.
Non c'è alcuna razionalità nelle masse.

Che senso ha quindi discutere? Bisogna sempre e solo dire UUUHHHH bravi avete ragione voi?
Le masse sono quelle che (tanto per fare un esempio tra i mille possibili) avrebbero mandato a morte i due rumeni della Caffarella (i primi due) che poi si sono rivelati sì, due disgraziati, ma non autori di quello stupro. Le masse sono quelle della giustizia sommaria, sono quelle di sempre che vogliono il capro espiatorio e la gogna in piazza. Le masse non pensano. Le masse non riflettono.
Le masse rispondono alla legge del bullismo tanto quanto i bulli stessi.
Le masse trascinano, travolgono, e distruggono.
Anche se stesse, e non se ne accorgono.

Le masse non capiscono le sentenze dei tribunali, non ammettono la presunzione di innocenza, le masse levano gli scudi e lancia in resta infilzano chiunque passi di lì e abbia qualche dubbio.
Le masse fanno il male di coloro di cui credono di fare il bene.

Odio il fanatismo, di qualunque colore esso sia. Il fanatismo è fenomeno di massa e la massa produce fanatismo. Sono l'uno figlio dell'altra e viceversa.
E tu sei il cattivo, perché non ti adegui, non ti annoveri, non ti fai trascinare e semplicemente, pensi.

E quando si scrive qualcosa fuori dal coro, ecco che arrivano tutti
"fascista! comunista! secolarista! cinico!" e via discorrendo, tanto che ogni tanto mi ricanto l'Avvelenata che ci sta sempre bene.

Mi chiedevo quindi quanto di ciò che scriviamo non sia filtrato da sistemi di controllo interni (e indotti) - id est, da un'autocensura - che si esprime (nel mio caso) con una vocina che dice: "ma chi te lo fa fare, lascia perdere, che poi vengono in massa a romperti i coglioni".

In realtà, è proibito pensare. Ci avete mai pensato?

(PS: ovviamente, questa considerazione è scaturita da anni di osservazione ma, nello specifico, da una discussione avuta oggi in tema di tutela dei minori. Magari nel prossimo post vi descriverò la circostanza. Metterla qui renderebbe questo post prolisso e illeggibile. Alla prossima.)

Postato da: squitto a 23:32 | link | commenti (5) | commenti (5) (popup)|

sfoghi, puntodirottura, noncelafacciopiù

mercoledì, 22 aprile 2009
Wherever I may roam

Sì, perché uno non si ferma mai.
E soprattutto non si fermano i pensieri, e allora vai perché pensi che l'unica cosa che puoi fare è continuare ad andare, e poi finisci per pensare che il tuo andare è fondamentale.
Anche quando vorresti fermarti... magari giusto per un caffè con occhi diversi.
Non lo fai, e ti inventi che non puoi.
E ci credi.

Poi un giorno mentre corri senza sapere neanche più perché polverizzando tutti gli ostacoli tutti contro tutto tutto contro tutti dai che bisogna andare che stai a fare corri che se non corri...

se non corri?...

Ti fermi. NO neanche per idea non mi fermo corro polverizzo corri più forte dai dai dai...

Che stai a fare lì???? Corri!!!!

Non corro.

Oddio adesso cadrà il mondo.

E invece il mondo non cade. Resta lì, bello o brutto che sia. Indifferente e tondo, come sempre. Prima, dopo e durante te.

Lasciatemi andare!!! Devo correre!!!

....
....

Non è che forse è solo la paura di scoprire che si è inutili e che il mondo se ne frega?

(Allacciati bene la cintura. Se mi fermo di botto ti fai male. Sì. Ti fai male lo stesso. Ma almeno non ti spacchi la testa).

Postato da: squitto a 01:19 | link | commenti (5) | commenti (5) (popup)|

deliri, dedicato a

venerdì, 17 aprile 2009
Piccolo Mondo Antico

Penso che sia abbastanza normale, per l'essere umano che osserva le vicende del mondo, trovare analogie e porre confronti tra le situazioni vissute e quelle osservate... capita così che, dopo, ad esempio, un terremoto che falcidia, tra gli altri, una cinquantina di studenti, la mente torni ai tempi dell'Università.
Ma quanto è inadeguato, questo confronto! Che relazione potrà mai esserci, tra ciò che è accaduto in questi giorni e la mia esperienza, che deve situarsi in un'altra città e, soprattutto, in altri tempi!
In fondo, sono passati circa trent'anni, collocandosi la mia vita universitaria, tra annessi e connessi e deviazioni, tra il 1978 e il 1986. Di certo in trent'anni le cose sono cambiate, e la mia esperienza di vecchia universitaria con la valigia in mano non ha più senso, non ha più riscontro reale, e non è che una delle tante nostalgie e ricordi del tempo che passa. Come si sa, i vecchi vivono in uno strano sogno.
"Una volta era così"... si vorrebbe raccontare a chi, oggi, ha vent'anni. Si vorrebbe raccontare questo, ai propri figli, tanto per far loro capire quanto siano fortunati che il mondo è cambiato, è migliore. Sì, noi abbiamo fatto dei sacrifici, ma ora, almeno loro, possono stare tranquilli.
Perché quando io frequentavo l'Università, la valigia in mano era quello che ti distingueva dagli autoctoni. In facoltà, il venerdì, ci potevi distinguere chiaramente, noi, che venivamo non abbastanza da lontano da fermarci anche il fine settimana, né abbastanza da vicino per optare per il pendolarismo. Noi: quelli con la valigia pronta per partire e tornare a casa. Poi, la domenica pomeriggio, via di nuovo. E si ricominciava.
Ma ricordo un centro storico, tra piccioni e bancarelle del mercato, che ti potevi chiamare da una finestra all'altra, sopra i tetti. E salutare la compagna di corso stendendo un paio di calze, o spiare il bonazzo di turno che s'era appena trasferito nel sottotetto che si vedeva dalla finestra della camera di Laura.
Tutti a vent'anni, quando tutto è ancora in piedi, quando ti senti grande ma ancora ti viene di fidarti dei grandi, che così poco si sapeva, e poco c'importava che una cifra che oggi corrisponderebbe (più o meno) a 500 euro a capoccia venisse pagata ad un proprietario qualunque. Perché anche quelli, col tempo, avevamo imparato a conoscerli, ed erano uno più buffo dell'altro: c'era quello che affittava solo alle femmine e che pretendeva di mantenere il decoro evitando in ogni modo l'ingresso ai maschi, difatti capitava in casa a qualunque ora del giorno e della notte, per controllare, diceva...; c'era l'altro che seminava ovunque in giro per la casa le prove che avevi fumato, così poteva sbatterti fuori e tenersi il mese che avevi pagato... insomma, un buffo Circo Barnum in cui la costante era però una sola: caparra di tre mesi, l'affitto in nero, un foglio di carta strappata da un'agenda di dieci anni prima, la ricevuta dei contanti.
Penso che sia abbastanza normale, per l'essere umano che osserva le vicende del mondo, trovare analogie e porre confronti tra le situazioni vissute e quelle osservate... capita così che, dopo, ad esempio, un terremoto che falcidia, tra gli altri, una cinquantina di studenti, la mente torni ai tempi dell'Università.
Ma quanto è inadeguato, questo confronto! Che relazione potrà mai esserci, tra ciò che è accaduto in questi giorni e la mia esperienza, che deve situarsi in un'altra città e, soprattutto, in altri tempi!
In fondo, sono passati circa trent'anni, collocandosi la mia vita universitaria, tra annessi e connessi e deviazioni, tra il 1978 e il 1986. Di certo in trent'anni le cose sono cambiate, e la mia esperienza di vecchia universitaria con la valigia in mano non ha più senso, non ha più riscontro reale, e non è che una delle tante nostalgie e ricordi del tempo che passa. Come si sa, i vecchi vivono in uno strano sogno.
"Una volta era così"... si vorrebbe raccontare a chi, oggi, ha vent'anni. Si vorrebbe raccontare questo, ai propri figli, tanto per far loro capire quanto siano fortunati che il mondo è cambiato, è migliore. Sì, noi abbiamo fatto dei sacrifici, ma ora, almeno loro, possono stare tranquilli.
Perché quando io frequentavo l'Università, la valigia in mano era quello che ti distingueva dagli autoctoni. In facoltà, il venerdì, ci potevi distinguere chiaramente, noi, che venivamo non abbastanza da lontano da fermarci anche il fine settimana, né abbastanza da vicino per optare per il pendolarismo. Noi: quelli con la valigia pronta per partire e tornare a casa. Poi, la domenica pomeriggio, via di nuovo. E si ricominciava.
Ma ricordo un centro storico, tra piccioni e bancarelle del mercato, che ti potevi chiamare da una finestra all'altra, sopra i tetti. E salutare la compagna di corso stendendo un paio di calze, o spiare il bonazzo di turno che s'era appena trasferito nel sottotetto che si vedeva dalla finestra della camera di Laura.
Tutti a vent'anni, quando tutto è ancora in piedi, quando ti senti grande ma ancora ti viene di fidarti dei grandi, che così poco si sapeva, e poco c'importava che una cifra che oggi corrisponderebbe (più o meno) a 500 euro a capoccia venisse pagata ad un proprietario qualunque. Perché anche quelli, col tempo, avevamo imparato a conoscerli, ed erano uno più buffo dell'altro: c'era quello che affittava solo alle femmine e che pretendeva di mantenere il decoro evitando in ogni modo l'ingresso ai maschi, difatti capitava in casa a qualunque ora del giorno e della notte, per controllare, diceva...; c'era l'altro che seminava ovunque in giro per la casa le prove che avevi fumato, così poteva sbatterti fuori e tenersi il mese che avevi pagato... insomma, un buffo Circo Barnum in cui la costante era però una sola: caparra di tre mesi, l'affitto in nero, un foglio di carta strappata da un'agenda di dieci anni prima la ricevuta dei contanti.
Correva la primavera dell'anno 1982, e io vagavo per il mondo con i tomi di anatomia umana in braccio e il cervello occupato nella ripetizione stereotipata nel mantra del percorso dei nervi encefalici; nel naso - fissa - la puzza perversa della formaldeide della sala autoptica della scuola medica. Avevo ventidue anni, e il mio fidanzato di allora (ironia della sorte, abruzzese) stava per laurearsi in Ingegneria.
C'era una crepa, orizzontale, sul pavimento, tra la parete della casa e la soletta del terzo piano (quello su cui poggiavamo i piedi), che correva lungo tutta la facciata dell'appartamento.
Però ce n'era anche un'altra, che, nella parete opposta, saliva verticalmente seguendo la colonna dell'acqua esattamente in corrispondenza del water e si perdeva ai piani inferiori. Una delle mie coinquiline (oggi medico) aveva un fidanzato, che studiava geologia. E poi Monica, studentessa di ingegneria anche lei, e Pino, e altri... ridendo avevamo aperto le scommesse su quale parete sarebbe caduta per prima. Fuori dalla scommessa, avevamo avvertito la padrona di casa.
Nel luglio del 1982, immagino lo ricordino tutti, ci fu la finale dei mondiali di calcio. Vi farò una rivelazione: al tempo, non tutti avevano una tv in casa, gli studenti, intendo. Capitò, perciò, che fummo una quindicina, in cucina, a guardarcela tutti insieme.
Poi cominciarono le vacanze. Via da Pisa, che d'agosto è una padella che sulle pietre di Piazza dei Cavalieri ci puoi cuocere le uova.
A settembre, perdemmo la scommessa. Tutti. Non vinse né chi aveva puntato sul muro frontale, né quelli che si dicevano certi che sarebbe crollata la parete - "mizza" d'acqua - sul retro.
A settembre, crollò il pavimento della cucina. Tutta la soletta. BUM!
Sulla testa di quelli di sotto.
Che culo!
Noi non c'eravamo (niente lezioni, niente esami in vista), e una ragazza di sotto stava, in quel momento, in un'altra stanza.
Che culo. Niente terremoto. Niente crolli. Niente feriti. Morti neanche a parlarne.
Cascò da sola.
Paura neanche, figuriamoci. Stavo a Follonica, mica a Pisa. Sì, è vero, sono arrivata la sera (nessuno mi aveva avvertito di non partire, mica c'erano i cellulari), e poteva cadere anche il giorno dopo, ma invece ho avuto un culo mostruoso e quindi non è successo nulla.


Ma questa, cari ragazzi, è una storia di trenta anni fa.
Oggi, potete stare tranquilli. Nessuno affitta più in nero, nessuno si sognerebbe mai di affittare una casa pericolante, specie per facili guadagni. Nessuno rimane sordo alle segnalazioni. Nessuno. Perché oggi la vita umana è più importante...
A quel tempo, la padrona di casa, dopo il crollo, ebbe a dire: "Colpa vostra: la sera della vittoria dell'Italia eravate troppi e avete saltato troppo forte".
Oggi nessuno lo dirà. Volete mettere. Oggi ci sono le norme antisismiche. E quello che era il mio ragazzo di allora (quello che ai tempi studiava Ingegneria), oggi sta analizzando i campioni di materiale delle case crollate a L'Aquila (e chissà se gli scappano gli stessi ricordi, mentre rimesta tra tondini di acciaio liscio e parametri di corrosione).
Già, per fortuna i tempi sono cambiati.

 

Postato da: squitto a 14:39 | link | commenti (7) | commenti (7) (popup)|

esperienze, sfoghi, avvisiainaviganti

mercoledì, 15 aprile 2009
Due aggiornamenti che non cambieranno il mondo.

1) Dopo 35 anni, sono tornata ad un passatempo che amavo. Nella foto sto affrontando, con la mia consueta ironia (...) ed ammirevole aplomb, un momento di difficoltà. Isotta mi stava facendo capire che, caso mai non me ne fossi accorta, il tempo è passato anche per me. Cioè, a suo modo, e con una strana dolcezza, mi ha fatto riflettere sulla cruda realtà dei fatti e di questo le sono grata. Ed infinitamente grata le sono soprattutto per... non avermi riportato sulla "terra". Insomma, ha avuto pietà. Grande Isotta.

Io e Isotta, 15 aprile 2009
2) Dopo quasi quattro anni, ecco colui per il quale, com'è noto, il principio ispiratore è la frase "è meglio regnare all'inferno che servire in paradiso", alias (John) Milton. Qualcuno si ricorderà di lui, no?
Bello è bello, non c'è che dire. Bello e impossibile, come sempre... ed è bello, soprattutto, avere delle certezze, dei punti di riferimento, in questa vita che scorre... (e che talvolta precipita).


Milton il demone, 15 aprile 2009

Postato da: squitto a 21:54 | link | commenti (5) | commenti (5) (popup)|

ricordi, esperienze, solofotooquasi

lunedì, 13 aprile 2009
Blowin' in the wind...?

Sto diventando noiosa oltre ogni limite, nella mia vita web e altrove, e siccome me ne accorgo, talvolta scelgo di tacere.
E' buffo.
Quello che a noi appariva vecchio perché appartenente nella vita e nel cuore ai nostri nonni, chissà se a loro sembrava giovane e vivo, ancora. Mia nonna morì che io ero piccola, e mi pareva vecchia. Ma aveva non molti anni di più di quanti non ne abbia io adesso. Diciotto anni di più.
Mia nonna morì fra diciott'anni.
Che son tanti, per carità. Ma so che voleranno in un soffio.
Ma quello che è stato mio da giovane, mi appare ancora giovane e valido. E non mi accorgo che ho quasi cinquant'anni.
E così non mi accorgo neanche di esser tediosa come i nostri vecchi, quando ci dicevano cose che a noi, giovani cuccioli di leopardo, non sarebbero mai appartenute. Ma anche sì. Ma ci dicevamo che eran vecchi, e noi saremmo stati diversi.
O meglio, so che questo è il rischio. Di sembrar vecchia e tediosa. E allora taccio.
In fondo, a che serve? Non inseguo la gloria mediatica, né di alcuna altra natura. Me ne frego, di chi mi legge, di chi mi approva, del counter e di technorati come minchia si scrive.
Non ho mai vissuto per soldi, mai vissuto per apparire.
M'è capitata 'sta cosa, il blog, facebook, e mi sono divertita. Parlare, e vedere l'effetto che fa. Sono una spettatrice.
Non sono una protagonista, forse avrei voluto esserlo, ma forse anche no. O forse sono protagonista senza saperlo. La verità è che non me ne frega un cazzo.
Lancio idee, sperando che chi è giovane oggi le raccolga, le usi. Spunti di riflessione, cazzate, moniti, sproloqui. Semino.
Ma non sarò io che raccoglierò.
Non ho figli, e tantomeno nipoti. Non ho nessuno cui lasciare le migliaia di libri alcuni dei quali di due secoli fa gelosamente custoditi dalle mie due famiglie di origine, e salvati a due guerre e a tutto il resto. Due secoli sull'orlo del baratro, assieme a vite, lacrime, nomi cognomi storie. A nessuno frega niente, ed è normale che sia così.
Non è neanche garantito che, se avessi dei figli (o nipoti!), fregherebbe qualcosa a loro.
Tutto è destinato a finire, e c'è un momento in cui questo accade.
Forse inconsciamente cerco qualcuno che sappia cosa essi significano e a cui narrare la storia che ci sta dietro. Quella storia che era tutto, ed è destinata a non esser più nulla.
Sì, forse è questo che cerco.

Parlo, e sono buona come una mamma tanto quanto sono acida come la peggior insegnante di matematica.
Critico, perché voglio vedere crescere il carattere in chi, domani, dovrà reggere il mondo per i suoi figli.
Scherzo, per lo stesso motivo, anche se questa è difficile da capire per i giovani leopardi di oggi ... che saranno adulti quando capiranno che le loro macchie non sono vergogne, ma identità. E che non è vergogna l'errore, ma il non volerlo ammettere. E non è nemico chi scrive la frase che avete appena letto, bensì chi la tace.

In verità, passo, trascorro e, infine, trapasso.
Vivo questi pochi attimi fulminanti nel solo modo in cui so farlo.
Bruciando.

Postato da: squitto a 01:01 | link | commenti (7) | commenti (7) (popup)|

ricordi, esperienze, dedicato a

domenica, 05 aprile 2009
Chi trova la differenza?

6aprile2009 0135aprile2009 009

Postato da: squitto a 16:45 | link | commenti (19) | commenti (19) (popup)|

solofotooquasi

domenica, 29 marzo 2009
Come doveva essere...

è stato.
Chiedo scusa a chi aveva commentato al post che ho cancellato.
E' giusto così, perché la persona di cui si parlava ha chiesto scusa. E, in prospettiva, non è giusto che qui debba rileggersi per una cosa che è stata chiarita.
Si sappia, per la cronaca, che gran parte di ciò che era scritto in questo post gli è stata detta direttamente. Non ci è dato sapere se il pentimento sia stato sincero o opportunista, ma chi scrive crede nel beneficio del dubbio, e, sapendo di aver descritto di nervi scoperti, ritiene più opportuno cancellare ciò che ferirebbe inutilmente chi ha teso la mano in segno di pace.

Mi preme però dire una cosa, che poi è sempre la stessa.
Il web non è un'ALTRA vita, il web è LA vita. Noi siamo quelli che per strada nessuno direbbe che abbiamo un blog, QUEL blog, quelle cose nella testa, quelle parole in punta di dita. Gli altri, sono quelli che mai diremmo che hanno un blog...
Se si dimentica questo, siamo fottuti.

Carne e sangue, dietro questi pixel. Lacrime, solitudine, felicità, amore, morte. Tutti.

Usare un nick dev'essere espediente di difesa, ma MAI e poi MAI deve divenire strumento di offesa.

Perciò ho cancellato il post: perché quella persona, se ha capito veramente ciò che gli ho detto, non farà lo stesso errore due volte. E, se è così, è giusto che non debba riviverlo chissà come, chissà quando.

Chi vivrà, vedrà.

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esperienze, buonipropositi, chipecorasifaluposelamangia

mercoledì, 25 marzo 2009
QUando VORRESTI che fosse una bufala...

... ma non lo è.

Copincollo dal blog di un amico una notizia sconcertante. Lo so, il primo pensiero è che sia una bufala, e di quelle enormi. Uno scherzo tardivo di Carnevale, o un pesce d'aprile in anticipo. Purtroppo la fonte è più che affidabile e non ci resta che raccattare le braccia miseramente cadute a terra, o, più plausibilmente, le braghe ed il loro contenuto.
Qui il post originale, nel quale trovate anche il riferimento all'infelice originario che ha raccolto la confidenza di cui stiamo parlando (e che ha tutta la mia solidarietà!).

«Una ragazza si reca in un ospedale di Roma per una visita ginecologica di controllo, ma i medici si rifiutano di visitarla. Motivo? La ragazza, come tante, è depilata nelle parti intime. E questo è, per i medici obiettori, "indicazione di sue scelte di vita particolari da noi medici obiettori assolutamente inaccettabili". Leggete sotto il racconto, e rendiamoci conto del livello di fanatismo, di inciviltà e di ignoranza raggiunto da certe persone. Fosse per me, ritirerei immediatamente la licenza medica a questi signori e, tanto per stare tranquilli, rinchiuderei tutti in una stanza chiusa. in Siberia.

Ecco la trascrizione della chat con il racconto dell'accaduto tra Metilparaben e la diretta interessata:

[11.59.49] XXX scrive: Ieri, ore 16.30. Ospedale YYY (noto ospedale romano, N.d.r.), appuntamento per visita ginecologica periodica e relativo pap-test. La consueta attesa. Poi entro.
[12.00.07] Alessandro scrive: ok.
[12.00.17] XXX scrive: Anamnesi, compilazione scheda, formalità di routine.
[12.00.23] Alessandro scrive: ok
[12.00.57] XXX scrive: "mi accomodo".
[12.01.08] Alessandro scrive: ...
[12.01.15] XXX scrive: primo medico: donna sui 45
[12.02.00] XXX scrive: "mi spiace signora, io non posso visitarla, credo si renda conto del perché!"
[12.02.07] Alessandro scrive: ?
[12.02.11] XXX scrive: io, faccia a forma di punto ?
[12.02.17] Alessandro scrive: ecco, appunto
[12.02.32] XXX scrive: dico che non ne ho idea.
[12.02.46] Alessandro scrive: (mi alzo 3 minuti, tu scrivi, torno subito)
[12.05.01] XXX scrive: e questa: "Lei è depilata e io non posso visitarla perchè infrangerei non solo l'etica professionale ma anche la morale e la mia coscienza".
[12.05.41] XXX scrive: io incredula e, forse, anche se solo per un attimo imbarazzata...
[12.05.45] XXX scrive: poi: "dottoressa può spiegarmi meglio perchè mai lei si rifiuta di visitarmi?"
[12.08.32] XXX scrive: "Come le ho detto lei è glabra, certamente non a causa di terapie o disfunzioni di alcun genere, pertanto il suo stato non può essere se non indicazione di sue scelte di vita particolari da noi medici obiettori assolutamente inaccettabili".
[12.09.27] XXX scrive: "Scusi?"
[12.15.57] XXX scrive: lei mi sta dicendo che si rifiuta di visitarmi e di farmi il pap test perchè lei è obiettrice? Lasciamo per un attimo da parte tutto quello che penso su un medico obiettore di coscienza, non le sto LEGITTIMAMENTE chiedendo la RU-486 che lei sarebbe obbligata a prescrivermi, non le sto LEGITTIMAMENTE chiedendo di praticare un aborto, cosa che lei non potrebbe mai rifiutarsi di fare, le sto LEGITTIMAMENTE chiedendo (con tanto di pagamento ticket SSN) di EFFETTUARE UNA VISITA DI CONTROLLO SU UNA DONNA di 41 ANNI.
[12.16.38] XXX scrive: e questa: "Io non la visito, la prego di andare".
[12.17.15] XXX scrive: a questo punto ho chiesto di parlare con un altro medico e con il responsabile del reparto
[12.20.03] XXX scrive: dopo venti minuti durante i quali non mi sono mossa dalla stanza delle visite (nonostante i numerosi inviti ad aspettare fuori, scortesi prima, arroganti dopo e offensivi infine) arriva l'altro medico: uomo 40enne più o meno
[12.22.22] XXX scrive: la collega lo informa del gravissimo problema etico e di coscienza che si è trovata a fronteggiare e lui: hai verificato bene che sia completamente glabra? (della serie vojo vede' pur'io se c'ha la pelliccia o no mhhh)
[12.25.37] XXX scrive: insomma la dottoressa ha giurato sullo stato della presenza o meno di MIEI PELI e lui, rivolgendosi a me: signora, lei è una bella donna, le sue scelte sessuali non ci riguardano, è vero, ma il suo STATO è contro la morale e contro la nostra etica professionale quindi si rivolga ad un altro ospedale.
[12.27.42] XXX scrive: Tralasciando il fatto che mi hanno implicitamente dato più volte della mignotta e mi hanno anche presa per un braccio per farmi uscire mentre attendevo the second opionion...
[12.29.47] XXX scrive: Ho dato fuori da matti: sì, faccio la mignotta, quindi voi non fornite assistenza ginecologica alle mignotte?
[12.32.20] XXX scrive: vabbè insomma ho sbraitato come una bestia impazzita, ho minacciato denunce di ogni genere, ho detto che se entro dieci minuti non fossi stata visitata si sarebbero trovati giornalisti e telecamere ovunque, ho detto di tutto, non hai idea
[12.32.30] XXX scrive: ero fuori di me
[12.32.33] Alessandro scrive: immagino
[12.32.46] XXX scrive: mi hanno anche offerto il rimborso del ticket
[12.33.17] XXX scrive: CAZZO e allora scrivetelo alla cassa che se non 'c'hai i peli non hai diritto neanche alla prevenzione
[12.34.19] Alessandro scrive: sono allibito
[12.34.59] XXX scrive: si sono fatte le 20.30 e alla fine il direttore del reparto è arrivato... probabilmente dal suo studio privato là a due passi dove visita per 250 euro a botta
[12.35.57] XXX scrive: ed è proprio questo che mi ha detto: signora finiamola qua, lei deve rispettare i medici obiettori, comunque sia io ora la visito e le faccio il pap-test
[12.36.08] Alessandro scrive: non ci posso credere
[12.36.47] XXX scrive: però la prossima volta le consiglio di venire a studio da me, oppure di rivolgersi ad una struttura diversa dal YYY.
[12.37.43] XXX scrive: si infila i guanti e mi dice: si accomodi, prego (mignotta)
[12.40.53] XXX scrive: cmq alla fine mi sono rifiutata di farmi visitare e sono uscita dicendo "dovete solo vergognarvi tutti". E mi vergogno anche io, non di essere una mignotta, ma di vivere in questo schifo di paese
[12.48.32] XXX scrive: (ho dimenticato un piccolo particolare, o forse più di uno, ma questo è divertente: il secondo medico (quello che non ha potuto sbirciare) mi ha dato una grande opportunità: "senta facciamo così, prenda un appuntamento tra 15 giorni, quando magari sarà più (finto imbarazzo) a posto, le assicuro che la visiterò io personalmente".

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deliri, storiediordinariafollia, hovistocosechevoiumani

venerdì, 13 marzo 2009
Op op, cavallo, op op, cavallo op op...

Dicembre 2007: presentata richiesta di invalidità, inoltrata per legge al comune di residenza, ASL di Imperia.
Marzo 2008: visita di accertamento presso la commissione medica, eseguita in deroga a Follonica (ASL di Grosseto) per impossibilità a spostarsi. Dichiarazione invalidità civile.
Luglio 2008: ottenuta residenza a Follonica;
Cancellazione dalle liste anagrafiche santarie di Ventimiglia, e
Iscrizione nelle liste anagrafiche sanitarie di Follonica;
Inoltro (da Follonica, con i nuovi dati) della richiesta di pensione all'INPS, e sua concessione;
Richiesta (al Comune di Follonica) e concessione di contrassegno invalidi per l'automobile.

Marzo 2009.
Prevista revisione dell'invalidità presso la commissione medica della ASL, vincolante per il rinnovo della disposizione INPS.
Si attende comunicazione.
La comunicazione non arriva.

13 marzo 2009:
all'Ufficio Invalidità della ASL di Follonica non risulta alcuna pratica.
Chiedere a Imperia.

Spettava a noi chiedere all'INPS di Imperia che tutta la pratica venisse spostata a Grosseto.

La prossima volta, per saperlo, andrò dal mago dell'Accesa.

Buongiorno Italia.

 

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martedì, 10 marzo 2009
Tanto per cambiare...

...post.
Perché quello precedente è stato qui anche troppo.
Chi doveva leggerlo ha avuto tempo sufficiente...

In realtà questo post non serve a nulla se non a mandare indietro quell'altro.
Non ho voglia di scrivere niente, perché sento che se lo facessi direi delle cose che poi magari dovrei smentire.

Bella notizia stasera al TG5: torna la primavera, e con essa l'emicrania.
Boh.
Io l'emicrania ce l'ho tutto l'anno.

Prendetela così: esami in corso.

Parlerò solo in presenza del mio neurochirurgo.

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domenica, 01 marzo 2009
Senti maaaaa....

Sondaggino.

Siccome so che siete di buon senso, vi chiedo un parere.
La storia è semplice (e pure vecchia come il cucco), ma dovete seguirmi.
Parleremo di A, B, e C.
C è una "signora" che da anni frequenta la rete (motivo per il quale devo necessariamente essere schematica, metti che si riconosce) e la utilizza, tra il resto, per procurarsi incontri - si diceva una volta - galanti. E fin qui va pure bene, chi se ne frega, saranno c-avoli suoi.
A e B sono due miei amici. A cadde nelle grinfie di questa signora qualche anno fa (e il perché parlo di grinfie lo capirete fra pochissimo). B, ignorando la storia di A, ci è caduto or ora.
Parlo di grinfie, perché la signora, nelle sue attività amorose, tralascia di dire che tiene famiglia. Particolare che sbuca fuori quando l'amante di turno è ormai cotto come una pera e convinto di essere il grande ed unico amore della signora. Quando ciò accade, normalmente il vento cambia, la relazione viene terminata, e (è lecito pensarlo) via verso nuove avventure.
Siccome la storia di A risale a cinque anni fa, e siccome la storia di B è in corso, non credo di andar molto lontano dal vero se mi viene il dubbio che tra A e B ci sia l'intero alfabeto, e probabilmente anche qualche lettera in greco e in cirillico.

Ora.
Posto che A soffrì moltissimo, e che B è una persona comunque estremamente sensibile,

SECONDO VOI

sarebbe il caso che, con gentilezza e con la massima sensibilità, io facessi presente a B quello che è accaduto ad A, giusto a titolo informativo?
Ah, dimenticavo... A e B si conoscono... 

 

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martedì, 24 febbraio 2009
Hasta la victoria... siempre!

Mi costerà anche un mal di testa epocale, ma il sapore della vittoria non ha prezzo.
Perché la vendetta è ottima mangiata fredda.

E se io ho una cosa in testa, non c'è nessuno che me la toglie.
Forse l'aggettivo che più mi si addice è "spietata". 

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martedì, 10 febbraio 2009
Breaking news

Attenzione! Non sono qui a parlarvi di me, questa volta.
Bensì di una pacata signora di settantanove anni, insegnante in pensione, elettrice di Forza Italia, riflessiva e dotata di una capacità di autocontrollo particolarmente significativa.
Non credente, non praticante, ma tollerante e rispettosa.
Insomma. Un'anziana signora con tanta vita sulle spalle, arguta ma mai insolente, e pragmatica anche troppo. Amante dei libri e dei classici, che puoi far felice lasciandola in pace a farsi i fatti suoi.
Laica dentro, ma mai offensiva o trasgressiva. Pronta a difendere chicchessia contro attacchi ingiustificati, Chiesa compresa. Una donna per cui è evidente quanto sia sempre stato sacro il principio del lecito dubbio e quello della presunzione di innocenza.  Che non solo non ha mai cercato lo scontro, ma anzi, con tutte le sue forze si impegnava ad evitarlo, giusto per amor di pace. Polemica quanto bastava ad esprimere la propria idea, ma senza calcare la mano e senza mai prevaricare l'interlocutore, che ascoltava fin con troppa pazienza, qualunque idea avesse.
Una donna che ha avuto a riprendermi molte volte, per la mia eccessiva intemperanza, per la mia eccessiva esuberanza. Caratterialmente, il contrario di me. Forse.

In pratica l'ultima persona che uno si sarebbe aspettato che.
Mia madre.

Vi annuncio che, in seguito alle vergognose vicende cui nostro malgrado abbiamo assisitito in seguito alla tristissima e drammatica vicenda Englaro, che tutti voi conoscete e che quindi non sto a descrivere, e in relazione alle quali io non ho esitato a schierarmi in modo chiaro ed inequivocabile, essa ebbe modo, poche ore fa, riferendosi al Vaticano e allo zerbinaggio politico globale e trasversale, ad esprimersi come segue...:

"Stavolta è troppo, hanno veramente rotto i coglioni!"

Adoro mia madre.

(E se hanno fatto saltare le valvole a lei, vuol dire che stavolta s'è passato il segno, e di parecchio!)
 

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lunedì, 02 febbraio 2009
Riassunto delle puntate precedenti

Dopo l'emorragia cerebrale che ha colpito Emi dopo soli undici mesi di matrimonio e i conseguenti quattro mesi di ospedale, durante i quali - tanto per dirne una - ho fatto tanti chilometri in macchina quanti ne avevo fatti nei complessivi sei anni precedenti, durante i quali, ancora, ho dovuto litigare con banche, municipi, asl e quant'altro, in Italia e all'estero, tutti evidentemente impossibilitati dalle loro pastoie burocratiche a comprendere la situazione, dopo quattro mesi d'inferno, quindi, in cui fronteggiavo tutto questo mentre Emi stava in un limbo dal quale non si sapeva ancora bene se e come ne sarebbe uscito, il 30 novembre 2007 tornò a casa.
Da allora ogni giorno è stato una sfida, per capire, valutare, studiare, cosa fosse cambiato, cosa dovevo ancora attendermi, quali problemi, quali perdite, quali sorprese.
Come un terremoto che poi vai in mezzo alle macerie a trovar vecchi orsacchiotti e fotografie sbruciacchiate.
Ma, come in ogni serial che si rispetti, il protagonista non muore, e nonostante gli abbiano ciacciato nel cervello e altrove si ripiglia quasi come nulla fosse successo. E, per mantenere alta l'audience, via via che si ripiglia lui succede qualcosa a qualcun altro.
Visto che in questa storia di qualcun altri ce ne sono pochi, ecco che quel qualcun altro sono io.
E dato che per un intero anno la mia vita è stata completamente e totalmente scandita dalle sue esigenze, dalle sue richieste, dai suoi problemi, ogni minuto della giornata programmato in base alle nuove macerie, tutto ciò ha messo a nudo i miei limiti.
Ma non agli altri (che a un certo punto chi se ne frega), a me stessa.
Ho visto i miei limiti.
Ohibò, sapevo di averne. Ma finché non ci sbatti il naso puoi anche far finta che.
Allora mettete in un cervello uno shock post-traumatico irrisolto, un pressione costante e quotidiana, la consapevolezza della propria impotenza o inadeguatezza, memorie nostalgie rabbie delusioni rinunce frustrazioni, mescolate il tutto e aspettate.
Aspettate che, per una medicina sbagliata, o per qualche diavolo che ci ha dovuto metter la coda, il protagonista un giorno esploda e ti riversi addosso tutta la sua angoscia sotto forma di affermazioni (e non solo) del tipo che ti devi far curare tu, che tu non capisci nulla, che non sai cosa significa quello che ha passato, che non stai facendo niente, mentre ti preferisce persone dimenticate che dispensano consigli un tanto al chilo... e che se ne vuole andare. Lontano. Che tu sei la causa del suo disagio.


Poi, passata la tempesta, il protagonista perde la memoria di ciò che ha detto e che ha fatto.
Lui.

Ma inizia un nuovo corso.
Ricominciamo da qui.

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sfoghi, lepromessesimantengono

Abbiate pazienza

Torno, prometto che torno.
Sono davvero presa da una serie di fatti personali... come sempre, direte voi.
Sì, ma questa volta sono personali nel senso di personali proprio, che richiedono grande concentrazione.
Da circa un mesetto mi sono decisa ad andare fino in fondo con la mia emicrania, e quando dico fino in fondo intendo indagini a 360 gradi.
Il che non significa solamente sottoporsi ad una serie di indagini cliniche, ma anche strutturare le giornate in un certo modo.
E non ho molta voglia di scrivere, perché non lascio vagare i pensieri più di tanto.
Per adesso pare che la cosa stia funzionando, ma non voglio dire più di tanto per scaramanzia.
Scusate se non sono più passata da nessuno di voi, faccio qualche passaggio veloce su Facebook (che è meno impegnativo) e poco più.
Ma torno.
Torno non appena avrò qualcosa di cui parlare che non siano noiosissimi sequel delle mie altrettanto noiose (per voi) crisi di emicrania o paturnie da spallataggine...
Un abbraccio a tutti, e a presto. Promesso.

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venerdì, 16 gennaio 2009
Avrei voluto

Questo blog sta languendo, e avrei voluto scrivere qualcosa per rianimarlo.
Ma non ne ho voglia, scusatemi.

Ho un conto in sospeso.
Con la morte, la sofferenza, il dolore.

Attorno a me, la morte.
Giovani vite stroncate in incidenti stradali, madri che perdono i figli, figli che perdono i genitori.
Violenze su esseri inermi, gatti, cani, affetti.

Si astengano i puristi che pensano che esista una classifica dell'amore, e che certe sofferenze siano più legittime di altre.

Io non sindaco sul dolore.
E mi sento vicina a tutti coloro che, oggi, stanno soffrendo.
Perché ogni essere vivente è insostituibile.

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martedì, 06 gennaio 2009
La cultura migliora la qualità della vita


Suggerimento per l'uso alternativo (di alcuni) dei ponderosi volumi che furono universitari.
E se pensate che il nuovo compito cui sono adibiti ne svilisca natura, vi sbagliate.
Calcolate il tempo che perdereste a stirare e che in questo modo recuperate lasciando spazio ad attività ben più nobili e gradite e concorderete sull'insostituibile ruolo che il Sapere ha nelle nostre quotidiane esistenze.
(Senza contare che, per molti, il ruolo dei libri pare essere SOLO questo, con le alternative del soprammobile e del fermaporta).

(Special guest: il dizionario italiano/tedesco che non fu universitario ma che partecipa di buon grado alla missione "stira anche tu un lenzuolo oggi e regala qualche coccola in più ad un povero micetto triste che aspetta che la "mamma" abbia un po' di tempo per lui").

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deliri, chifadasefapertre

lunedì, 05 gennaio 2009
Il primo giorno di primavera

robi prende il sole

Come dite?
Non è primavera? E' ancora inverno pesto, anzi, è appena iniziato? Fa un freddo becco e ha da venì il peggio?

Vabbè, ma lasciatelo sognare...

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mercoledì, 31 dicembre 2008
200000000009...

L'anno alle porte.
Come ogni anno, nell'ultima mezz'ora, mi sottopongo spontaneamente ad una meditazione rituale.
Come ogni anno, prendo l'anno che sta per morire e lo soppeso.

Ho inviato degli sms di auguri low profile... che il 2009 sia almeno decente.
Credo che sia più probabile che sia decente piuttosto che strepitoso. Si sa mai, ma per lo più io mi auguro almeno che si salvi... visti gli ultimi due.

Gli anni belli non sono quelli che non portano con sé dei dolori in assoluto: il dolore è necessario a crescere, a rafforzarsi, a vivere. Ed è inevitabile. Le metamorfosi non sono mai indolori. Nessun bruco potrebbe mai mettere le ali se i suoi tessuti non si disfacessero completamente per dar vita alla farfalla.

Però ci sono poi dei dolori dei quali non si capisce il significato, quelli che sembrano non aver fine, quelli da cui sembra non nasca niente, che siano inutili, sterili.

Ecco.
Che almeno, il 2009, a questi, se li dimentichi.

PS: Ah, dimenticavo. AUGURI!

PS2 e comunicazione di servizio per tutti coloro, tra di voi, che sono tra i miei contatti in Facebook:
il suddetto (Facebook) non mi funziona dal primo pomeriggio di oggi, non mi permette di scrivere commenti o postare alcunché; ricambio perciò qui i vostri auguri, sia quelli collettivi che quelli che mi avete inviato privatamente. Grazie e un abbraccio a tutti.

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ricordi, sfoghi, dedicato a, buonipropositi, avvisiainaviganti

martedì, 30 dicembre 2008
Ohibò!!!!

Parbleu!
A qualcuno potrebbe anche scappare da ridere, considerando il titolo del mio post precedente...
Eppure vi dirò, quando l'ho scritto non sapevo, era un titolo tanto per, e non pensavo potesse essere così veritiero, al punto che a LUI, all'UOVO, dovessi dedicare un post intero.
Ebbene, invece LUI potrebbe essere la causa di tutti i miei mali.
LUI, l'uovo, il simbolo della vita. LUI, il fedifrago, LUI, il traditore, LUI, il galeotto, che tanto amavo e tanto ho divorato fino ad oggi a pranzo.
LUI, il Serial Killer della situazione.
LUI, la BESTIA, che quasi quasi gli stampo un 666 sul guscio, insieme a tutti i numeretti che la comunità europea gli ha imposto.

Ma oggi, il mio caro SI (che, per chi non guarda Criminal Minds, significa Soggetto Ignoto) ha fatto un errore: avendone io divorati due al tegamino a pranzo, m'è - udite udite - scoppiato il mal di testa. E s'è tradito, il verme, dopo anni che lo inseguo senza saper che sia lui.
Uova ovunque, uova dappertutto, uova nella pasta, uova nei dolci e uova negli gnocchi; nelle polpette e uova fantasma in tutti i piatti precotti e più o meno pronti...

AHA! E Squitto che ha fatto? Invece di farsi del solito triptano ha optato per un diuretico e una tazza di yogurt come tutta cena.
E il mal di testa... PUFF, è sparito. Se n'è andato. Via. Volatilizzato. Morto.

Perché il diuretico? Ah, sì, dimenticavo. Se le due uova hanno un volume - diciamo - ad occhio - di circa - 150 ml - ma tanto per dire -, dentro di me pare si siano almeno ventuplicate. Ovvio che i conti non tornano.

Allora leggevo di certe intolleranze alimentari - c'è chi ci crede e chi no, la medicina ufficiale le nega, la gente le nega un po' meno via via che lievita per motivi ignoti -, e, sinceramente, ciò che ho letto mi ha convinto (nonostante i numerosi detrattori):
emicranie, cefalee, confusione mentale, debolezza, aumento di peso, ritenzione idrica, eruzioni cutanee, pruriti di ogni ordine e grado, tutto ciò
ovvio che sarò stressata
ovvio che il metabolismo dopo una certa età cambia
ovvio che mi girano le palle per un sacco di cose
ovvio quello che vi pare, ma ormai mi sono convinta.

Io ho delle intolleranze alimentari. Che poi su queste si vadano a stratificare decine di altre problematiche che devo imparare a gestire, va bene. Ma che mi venga una pancia come un pallone e pure il mal di testa per due cavoli di uova, no, questo, mi dispiace, non mi va bene.

Ti ho amato, adorato, agognato, ma da oggi addio per sempre.

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sabato, 27 dicembre 2008
Uovo e gallina, chi nacque prima?

Pian piano mi scopro a far luce su alcuni aspetti del mio comportarmi così anziché cosà, salvo il giorno dopo cancellar tutto e ricominciare l'analisi punto e a capo.
Penso che sia normale, così come penso che l'avere un blog faccia una bella differenza con il non averlo, semplicemente per il motivo che, se ce l'hai e cominci a scriverci i cazzi tuoi, poi la gente che ti legge vuole sapere come va a finire.
E mica puoi dirgli (italianaccio usato apposta) che non va a finire affatto e che ogni giorno ricomincia.
Allora si dovrebbero scrivere due, tre, ma anche quattro conclusioni diverse e farle votare, scegliete quella che vi piace di più, che poi mandiamo in onda quella più votata.
Boh, forse c'è anche chi lo fa.
A me non riesce, e questo è un director's cut, ogni giorno gira a modo suo e tal resta girato, io non cancello.
Per non incorrere in questo problema, a volte preferisco tacere.
Praticamente, questo blog è un bignamino della mia psiche.
Quel che corre tra un post e l'altro è l'universo sconosciuto ai più di cui, ad un certo momento, cerco di fare un riassuntino.

Quando nella vita va tutto discretamente, e scorre liscio e fila abbastanza, ti adagi e non pensi che potrebbe andare tutto in pezzi. Ti agganci ad una parete e stai lì, magari scivolicchi, ti lamenticchi, però alla fine impari a dormire pure in un sacco a pelo sospeso. Tanto c'è un cordone ombelicale di certezze che ti regge, che regge quello pseudoutero nel quale ti sei accomodato, non sarà un granché, ma insomma è calduccio e dondolante quanto basta per annebbiarti il cervello e farti sonnecchiare tranquillo.

Ma un giorno SBAM!
E ti ritrovi gambe all'aria, cordone tagliato, sbalzato fuori dallo pseudoutero, attaccato con due dita ad un "El Capitan" di fango, mille metri di strapiombo di fango, dove tutta la tua vita, la tua sopravvivenza, la tua esistenza, dipendono da qualche cellula epidermica e dall'attrito che la lega a qualche molecola di poltiglia silicea.

Scivolo, non scivolo.

E l'uovo e la gallina che c'entrano? C'entrano perché, a quel punto, quando sei sospeso nel vuoto, conta la psiche, con la forza di volontà, ma conta pure la cellula, il muscolo, la forza fisica.
E a me quest'ultima, da qualche tempo, è venuta a mancare. Sono fisicamente a pezzi, non ho più resistenza, i mal di testa si sono intensificati, ed ho tutta una serie di altri disturbi che mi rendono quasi inetta.
Solo che non so se io sia così perché mi son finite le energie psichiche, o se piuttosto non siano queste che non riescono a ricevere nutrimento da un corpo che non le rifornisce più.
Probabilmente è più plausibile pensare che non esista uovo senza gallina e gallina senza uovo, per cui mi sa che qui è necessario un lavoretto di restyling a partire dalle fondamenta.
Mettiamo quindi questo post nella categoria buoni propositi.

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buonipropositi

mercoledì, 24 dicembre 2008
Va bene lo stesso...

Se vi faccio gli auguri collettivi?

Se mi metto a venir casa per casa finisce che mi dimentico qualcuno e poi mi dispiace, scusatemi se uso questo mezzo un po' più spiccio, ma, vista la mia testa, più sicuro...

Auguri e scongiuri, riti apotropaici, religiosi o pagani: vista l'aria che tira nei blog e nelle vite dei miei amici da qualche tempo a questa parte, non si butta niente.

Auguri ragazzi, auguri a tutti. Per voi, per i vostri cari, per i vostri animaletti, per tutti coloro che amate.

Che queste giornate, che da oggi tornano ad allungarsi, portino infine tutto il sole che desiderate.
Non può piovere per sempre.

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domenica, 21 dicembre 2008
Ok, va bene

Va bene, va bene.

Ma perché si deve far finta di essere forti?

Ma perché si deve essere perfetti per forza?

Va bene così, va bene che io cada, va bene che rinunci.
Forse ho peccato d'orgoglio, forse ho sopravvalutato le mie capacità.

Ma ora io sono stufa di averne, di capacità; sono stufa di remare controcorrente, di rimettere pazientemente insieme tutti i cocci di chi fa il balzo del coniglio fuori dal cappello una volta tanto e manda in frantumi un paziente lavoro di mesi.

Io ora voglio accasciarmi, dormire, e chiedere aiuto. Io, una volta tanto.

Qua, non c'è più trippa per gatti.

Anzi, qua, ora, c'è solo una buccia di limone spremuto fino all'amaro... ecco, appunto, l'amaro. L'amaro che resta in bocca.

Va bene, sono io che ho sbagliato. Accetto qualunque critica, firmo qualunque cosa.
Voglio solo che questo incubo finisca.

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sfoghi, disperazione, noncelafacciopiù

mercoledì, 17 dicembre 2008

Stavo scrivendo un post da pubblicare evidentemente qui.
No, non sono ancora pronta.

Se non riesco a spiegare bene ciò che sento è inutile che vi inondo di parole.

Ma l'unica immagine che mi viene in mente è quella di una china scivolosa.
Sarà che piove troppo, e l'immagine è inevitabile.

Mi manca un punto fermo.
Io il moschettone in mano ce l'ho, ma devo trovare il punto a cui ancorarlo.

Ci si sente.

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qualcosadiserio